Time Travel alla velocità del Pensiero

di Juanne Pili.

Analizzando le dinamiche atte a registrare i ricordi nel cervello i ricercatori dell’Università di Vanderbilt, Stati Uniti, sono riusciti a carpire il funzionamento della nostra “macchina del tempo”. Lo studio è stato pubblicato nel Jurnal of Neuroscience.

macchina-del-tempoSiamo tutti in grado di effettuare dei time travel, ne facciamo in continuazione. Il cervello è la nostra macchina del tempo e funziona alla velocità del pensiero. Lo psicologo Sean Polyn, coordinatore del gruppo di ricerca, è entusiasta:

«E’ estremamente importante capire cosa fanno le diverse regioni del cervello mentre rovistiamo fra i ricordi … Malattie come l’Alzheimer e l’epilessia devastano la memoria, e queste informazioni – aggiunge – potranno aiutarci a sviluppare nuove terapie, ma anche ad identificare eventi avversi che possono essere provocati dalle nuove sostanze psicotrope».

La ricerca è stata realizzata mediante un gruppo di 20 persone tra i 18 e i 35 anni, che sono state sottoposte ad un test il quale richiamava alla loro mente 24 parole lette precedentemente da una lista. Nel mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata medianterisonanza magnetica funzionale. E’ stata individuata così la nostra macchina del tempo, situata in una zona ben precisa del cervello: il Lobo Temporale Mediale. L’accendersi e spegnersi di determinate aree permette di recuperare i ricordi, anche sotto forma concettuale, olfattiva ed emozionale. E’ stata individuata anche una sorta di datazione dei ricordi. Fa specie il fatto che anche i computer funzionano in questo modo; non è la prima volta che si notano queste convergenze, per altro, non certo pianificate coscientemente dai grandi pionieri della tecnologia informatica.

E’ così in sostanza che scopriamo di essere viaggiatori del tempo inconsapevoli. Anche se ogni viaggio potrebbe cambiare il passato, in quanto richiamare un ricordo è sempre un rielaborare nel presente attraverso varie possibili associazioni, che hanno permesso la rimembranza. E’ il caso dei falsi ricordi, di cui si dovrebbe tener conto anche nei tribunali.

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