Calvary – Il sublime calvario

di Enrico Bulleri.

La fede di Brendan Gleeson è testata, nel sublime ”Calvario” – Calvary.

calvary posterC’è una coppia di fratelli che fanno cinema e hanno una mente più subdolamente intelligente di quella dei F.lli McDonagh? Non c’è nessuna maledetta probabilità, ed è a tutto il nostro beneficio che i loro cuori siano apparentemente così nell’oscurità. L’affacciarsi di Martin McDonagh alla fama fu un film nero pece su di una coppia di killer, “In Bruges”, seguita dal contorto “Sette psicopatici”. Il suo fratello meno conosciuto, John Michael, ha diretto la commedia irlandese di maggior successo di tutti i tempi,“The Guard”. Quel film godeva della sua scorrettezza politica, ma non era particolarmente profondo, seppur incredibilmente ricco, ed è stato seguito dal risultato fin qui sublime di “Calvario”, che ci parla su così tanti livelli da risultare quasi biblico.

Parte commedia esistenziale, parte film noir, e parte commento sugli scandali di pedofilia della Chiesa cattolica, la capacità di McDonagh di bilanciare i tre toni in competizione è una cosa di pura bellezza. Brendan Gleeson svolge migliorandolo, quello che già era nel suo personaggio di “The Guard”, sfruttando al meglio una rara opportunità di mostrare la sua capacità da protagonista. Come un potente titano portando il peso dei mali del mondo sulle sue spalle, Gleeson interpreta Padre James Lavelle, che guida il suo gregge nella parrocchia di una piccola comunità irlandese. Il film inizia, scandalosamente, con le parole “La prima volta che assaggiai lo sperma fu a sette anni”, ma questo è solo l’inizio di una confessione inquietante che James sente da un uomo invisibile il quale sostiene di essere stato molestato da bambino. Come una qualche forma di vendetta, ha deciso di uccidere padre James fra una settimana, anche se egli non ha avuto niente a che fare con questi abominii.

Sarà quello che accadrà davvero, la minaccia sarà vera? Uno dei tanti misteri di fondo è se questa dichiarazione sia soltanto isolata o il prodotto di una mente resa folle dalla corruzione della sua fede. Oltre a contemplare la sua eventuale scomparsa, James non trova conforto nei viziosi cittadini, una raccolta di devianti ai loro posti di lavoro o meno, che non potrebbe che rigettare merda sulla Chiesa. Per loro, gli scandali di abusi si sono quasi trasformati in una scherzosità anche degna di essere beffarda, e per estensione così è nei riguardi della figura di James. Chris O’Dowd interpreta un macellaio locale che non mentendo rivela di sapere che la moglie (Orla O’Rourke) lo tradisce con un altro uomo (Isaach de Bankole) che pure la picchia. Aiden Gillan impersona un selvaggiamente negativo,-e sempre con la sigaretta fumante in bocca- patologo,  mentre il grande M. Emmet Walsh è uno scrittore che non sembra affatto preoccupato né per il suo destino di anziano malato di cancro e fumatore, che per il destino di James stesso. Anche quando James si avvicina ad altri sacerdoti o al suo vescovo, in materia non sono molto d’aiuto, con McDonagh che compie così una dichiarazione acuminata sull’incapacità della fede per risolvere una crisi tangibile.

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E’ interessante vedere padre James camminare a piedi o con la sua vecchia, rossa SAAB coupè, attraverso le cinque fasi del dolore, come un uomo con la diagnosi di una malattia terminale. Egli sembra conoscere il suo aggressore, ma si rifiuta di dirlo alla polizia nella speranza che l’uomo sarà invece disposto a chiedere l’assoluzione. Mentre McDonagh non rifugge dalla natura tetra e pesante di questa storia complessa, egli infonde anche un po’ di speranza nel rapporto tra James e sua figlia reduce da un tentativo serio di suicidio ed apparentemente estraniata, Fiona (Kelly Reilly). Ella è appunto tornata a casa dopo questo fallito atto di autolesionismo, e mentre rimane un po’ cinica verso Dio viene ad appoggiarsi alla robusta determinazione spirituale di suo padre. Ma come ogni persona normale, la cui volontà comincia a vacillare, come il giorno finale si avvicina scandendo il tempo e i giorni, il film perde molto del suo umorismo a favore delle riflessioni cupe di James sul peccato e sul perdono.

Come “The Guard”, questo film vive e respira della potente interpretazione di Gleeson. Il suo personaggio di padre James è un uomo complicato, pieno dello spirito giusto ma anche della fragilità umana, che non può fare a meno di mettere in discussione la propria salvezza in circostanze così difficili. Il resto del cast è solido, ma si vorrebbe che McDonagh avesse attenuato alcuni dei personaggi più bizzarri che non hanno alcuna finalità narrativa e forse sono un poco stereotipati nel loro maledettismo e perdizione. “Calvario” ha davvero bisogno delle citazioni graficamente sessuali di un marchettaro troppo da film? Certo vale la pena per una risata d’alleggerimento, ma è molto di più di una distrazione in un film che sta camminando su di un bilanciamento tonale molto delicato.

“Calvario” è probabilmente troppo introspettivo, troppo scuro per degli spettatori occasionali e inconsapevoli, ma si spera abbia a raccogliere anche qui in Italia, paese cattolico, abbastanza recensioni forti.  Così come meriterebbe di guadagnarne nella sua uscita cinematografica che si auspicherebbe non fugace, per questo bel film che va posto nell’attenzione che merita.

Riconoscimenti


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North Carolina Film Critics Association 2015

Nominato  NCFCA Award Miglior sceneggiatura originale John Michael McDonagh

Online Film Critics Society Awards 2014

Nominato  CFO Award Miglior Attore Brendan Gleeson

Phoenix Film Critics Society Awards 2014

Nominato PFCS Award Miglior attore in un ruolo principale Brendan Gleeson

San Diego Film Critics Society Awards 2014

Nominato SDFCS Award Miglior Attore Brendan Gleeson

St. Louis Film Critics Association, US 2014

Nominato SLFCA Award Miglior Direzione Artistica

Transylvania International Film Festival 2014

Ha Vinto Premio FIPRESCI John Michael McDonagh (regista)

Village Voice Film Poll 2014

Nominato VVFP Award Miglior sceneggiatura John Michael McDonagh 

World Soundtrack Awards 2014
Nominato Public Choice Award Patrick Cassidy
Nominato World Soundtrack Award Rivelazione dell’anno Patrick Cassidy

Curiosità


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Il ruolo di Freddie Joyce è interpretato dal figlio reale di Brendan Gleeson, Domhnall Gleeson. I due condividono una sola scena insieme.

Nel film vi sono 12 personaggi di supporto. I discepoli erano 12.

In una delle prime scene, padre James (Gleeson) sta leggendo un giornale con il titolo “Due sicari ricercati per l’omicidio di Dublino”. Questo è molto probabilmente un riferimento al film del fratello di McDonagh, “In Bruges”, e al ruolo di Gleeson in esso.

Il dipinto su cui Michael Fitzgerald (Dylan Moran) urina è una copia de “Gli Ambasciatori” di Hans Holbein, che è in mostra alla National Gallery di Londra. E’ noto per il cranio in basso al centro che è reso in prospettiva anamorfica. Anche se distorto e visto dalla parte anteriore, quando ci si avvicina di lato si trasforma in una rappresentazione accurata di un teschio umano.

Brendan Gleeson e John Michael McDonagh si avvicinarono al personaggio di Padre James alla fine della loro collaborazione per “The Guard” (2011). Esso era stato concepito specificamente per Brendan Gleeson, che a sua volta ha contribuito a sviluppare elementi del personaggio.

In una scena il prete è visto addormentato appoggiato a una roccia mentre la figlia sta leggendo un libro. Si sveglia e chiede per quanto tempo ha dormito. Sua figlia risponde: “Per il tempo… eoni.” Se si guarda attentamente si può vedere che ella sta leggendo un libro dell’orrore scritto dall’americano H.P. Lovecraft, che usa la parola “eoni” così spesso nei suoi scritti, che è diventato uno dei suoi marchi di fabbrica.

Quando si trattava delle riprese, John Michael McDonagh notò quasi per caso la montagna sullo sfondo dalla presenza quasi “incombente”, questo aspetto “sinistro” ha fatto sì di prendere la decisione di includerla in ogni inquadratura possibile..

Il ragazzino che aiuta padre James (Brendan Gleeson) è lo stesso ragazzino che aiuta il protagonista di “Un Poliziotto da Happy Hour”(The Guard)(2011), (Brendan Gleeson)

Lo scrittore e regista John Michael McDonagh ha citato ”Robert Bresson” come una grande influenza sul film, ma anche “Luci d’inverno” (1963) e anche l’interpretazione di Robert De Niro ne “L’Assoluzione” (1981).

Padre Lavelle dice: “Dio è grande ed i limiti della sua misericordia non sono stati scoperti” Questa è una citazione dal libro di Jean Améry “Sul suicidio: un discorso sulla morte volontaria”. 

Il dipinto su cui il personaggio di Michael Fitzgerald (Dylan Moran) urina sopra è “Gli Ambasciatori” di Holbein. A parte il cranio unico che può essere visto in basso al centro di esso, un ulteriore esame del dipinto rivelerà un Gesù crocifisso in alto a sinistra, come nascondendosi dietro la “cortina”.

Girato un po’ nella Rush Co. Di Dublino, la stazione ferroviaria, e nel bar e pub del porto carlyann.

Dovendo il personaggio di Leo Sharpe dire “Quanto hai da sentire. Quanto hai da dire” Questo è un riferimento al personaggio di James Cagney nei film “Angeli con la faccia sporca” (1938).

Spoiler


Seconda parte di una pianificata “trilogia sul suicidio” di John Michael McDonagh e Brendan Gleeson. 

Nella scena di apertura, il futuro assassino di padre Lavelle (che rimane invisibile per tutta la sequenza), non è interpretato da Chris O’Dowd, ma da un attore non identificato la cui voce era sufficientemente simile, ma non tanto da rivelare l’identità del killer fin dall’inizio.

© Riproduzione Riservata

ScreenShot


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