Indagare la Scrittura – Come smascherare i Falsari

di Juanne Pili.

Dalle finte lettere di De Gasperi che riuscirono a far cadere in inganno Guareschi ai falsi diari di Hitler, passando per clamorosi errori giudiziari – come nel caso Dreyfus – grafologi e falsari continuano a studiarsi l’un l’altro cercando di vincere l’eterna lotta contro il tempo.

firma falsa

Sì, perché ogni volta che un testo finisce per essere sottoposto ad una seria perizia, se è stato contraffatto, lo si scoprirà con certezza. Il discorso cambia se vogliamo accertare l’identità di un testo con assoluta certezza, questo perché ad influire sulla nostra scrittura è lo stato fisico e mentale in cui ci troviamo sul momento.

Il meccanismo alla base dello scritto è analogo a quello di un EEG (Elettro Encefalogramma) ragione per cui da un lato è possibile analizzare anche lo stato d’animo dello scrivente e dall’altro rende la nostra scrittura unica; nessun metodo di falsificazione potrà mai riprodurre con totale precisione la scrittura di qualcuno. La naturale variabilità della scrittura è ciò che più di ogni altra cosa stimola la creatività del falsario, nella speranza che gli inevitabili errori che commetterà vengano confusi, durante un esame superficiale, con essa.

I grafologi sanno molto bene che innanzitutto bisogna conoscere il proprio nemico. Per tanto devono tenersi aggiornati sulle ultime tecniche usate per contraffare i manoscritti. In generale possiamo distinguere tre metodi principali: Il ricalco, facilmente riconoscibile per via del tratto incerto e impreciso, che verrebbe immediatamente individuato dall’occhio di un grafologo; a mano libera, che solo un falsario navigato potrebbe correre il rischio di usare, potrebbe infatti rivelarsi un boomerang dal momento che l’autore del falso lascia a sua volta dei segni che potrebbero identificarlo; vi è poi un secondo tipo di ricalco che si avvale del copia-incolla, oggi molto più rapido e raffinato che in passato, quando le scritte venivano fotografate e le singole lettere tagliate e incollate per riprodurre un testo, il quale poi veniva ricalcato. Oggi i computer, gli scanner e sofisticati pennelli elettronici detti plotter, in grado di simulare le differenze di pressione nel tratto, rendono il compito del falsario meno faticoso, non di meno potrebbe incoraggiare la faciloneria di non pochi aspiranti ereditieri.

Come già accennato, una volta che il testo viene sottoposto all’analisi di un grafologo non c’è scampo. Oltre ai classici mezzi, dai nomi fantascientifici (lampade a raggi ultravioletti, fotografie a infrarossi, microscopi stereoscopici, ecc.) esistono anche strumenti di nuova generazione, come gli spettrofotometri a filtri e le microsonde protoniche – non c’è dubbio, i grafologi amano la fantascienza – tutte queste attrezzature servono a rilevare aspetti che a occhio nudo non si possono vedere: come l’analisi delle lunghezze d’onda emesse dal colore dell’inchiostro, oppure (addirittura) le vibrazioni dei suoi protoni.

grafologia

Le conoscenze acquisite hanno permesso di creare strumenti in grado di rendere più sicura e difficile da contraffare la nostra scrittura. Pensiamo alle SmartPen, per es., che inviano alle Banche dati riguardanti la pressione esercitata dai loro clienti nel firmare gli assegni. Tuttavia la naturale variabilità della scrittura impedirà sempre un accertamento fedele dell’identità di chi scrive. Non di meno, è proprio questo limite che renderà impossibile ai falsari la creazione di falsi autentici.

Il ritmo e la velocità della scrittura sono elementi che nascono prima nel cervello poi vengono trasmessi nella carta; questo fa già una grande differenza rispetto ad un ritmo/velocità simulati da chi ne “emette” un altro. Questa presenza di due ritmi/velocità diversi in uno stesso scritto sono imprescindibili. Senza contare che questo elemento può variare nel tempo, anche durante la scrittura e più volte. Per questo un buon falsario, nonostante tutto, preferisce la tecnica a mano libera; passa mesi a studiare la calligrafia delle sue vittime ed altri ancora a studiare la riproduzione delle lettere e poi come si legano tra loro, nella speranza di essere già lontani quando il grafologo verrà chiamato ad analizzare il suo lavoro. Sempre che qualcuno lo chiami. Un buon falso, insomma, non si limita a riprodurre i tratti caratteristici di una calligrafia, bensì punta ad adeguare il più possibile il proprio ritmo/velocità a quello che evince dall’originale.

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