Emma Bonino e gli aborti clandestini, torna la macchina del fango anti-abortista

Un post messo in circolazione su Facebook mostra una foto del 1975 raffigurante Emma Bonino mentre pratica un aborto clandestino. La descrizione che accompagna tale condivisione è piuttosto grave. Secondo quanto riportato la Bonino all’epoca sarebbe stata indagata per associazione a delinquere e procurato aborto, senza che venisse mai processata perché la Camera non avrebbe dato l’autorizzazione a procedere. La conclusione lascia ai lettori il compito di trarre le somme: “Ora è alleata col PD…”

La macchina del fango anti-abortista

L’immagine venne pubblicata per la prima volta nel 2010 su Libero, in relazione ad un articolo di Andrea Morigi intitolato “La vera storia di Emma, l’abortista fai da te che vuole prendersi il Lazio”, a cui seguì un articolo di FIlippo Facci in sua difesa:

L’articolo di Andrea Morigi oltretutto non è neanche un’«opinione» confinabile come tale: era un articolo, e apriva il giornale. Per scoprire che cosa? Che «la candidata del Pd» Emma Bonino (candidata della Lista Bonino-Pannella, a esser precisi) «praticava aborti e se ne vantava», «ha una storia personale dimenticata», «negli anni ’70 aspirava feti con la pompa delle biciclette e li gettava nella spazzatura», dopodiché il linguaggio si fa definitivamente messianico e si ritrae il mostro, la Bonino, «curva nell’atto di strappare la vita a un bambino», «uccidere il figlio che portavano in grembo», perpetrare «eccidi di milioni di italiani che l’anagrafe non ha potuto nemmeno registrare, tanto mica votano».

L’intera polemica – che si chiuse con un editoriale del direttore Maurizio Belpietro – è stata ricostruita su Dagospia. Congediamo le questioni politiche, le quali evidentemente si ripetono, facendo della Bonino una candidata eccellente per succedere a Kyenge e Boldrini come nuovo capro espiatorio gentista. Concentriamoci invece sulle imprecisioni che circolano oggi in Rete.

Femminismo e disobbedienza civile

Emma Bonino non poteva usufruire di alcuna immunità, visto che nel ’75 non era deputata. Come spiegano anche gli autori di Libero la foto venne scattata apposta, proprio per sensibilizzare sulla questione dell’aborto, che molte donne erano costrette a praticare clandestinamente correndo non pochi rischi. Oltre a questo – coerente coi principi della disobbedienza civile – si consegnò alla polizia proprio il giorno delle elezioni. Il contesto è quello delle lotte per ottenere una legge che riconoscesse alle donne il diritto di abortire. Emma Bonino assieme ad Adele Faccio, Luigi De Marchi e Maria A. Aglietta fondarono già nel 1973 il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (Cisa). Non dobbiamo dimenticare che all’epoca molte donne morivano nel tentativo di abortire, perché c’era scarsa informazione e assistenza, visto che questa pratica era ancora illegale. Grazie anche a vere femministe come Emma Bonino il 22 maggio 1978 venne approvata la Legge 194, che riconobbe alle donne il diritto di aborto. Nel 2016 un post simile pubblicato su LoSai? è stato analizzato su Debunking.it, facendo notare quanto fossero fuorvianti le accuse mosse allora alla Bonino di avere ucciso bambini o causato migliaia di ricoveri per setticemia.

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