Formula 1 – il vecchio fascino di Imola

di Igor Carta

Imola era un circuito chiave, da campioni veri, che fece la storia della Formula 1, fino al fatale 1994

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C’era una volta il “piccolo Nürburgring“, così una volta lo definì il “grande vecchio”, Enzo Ferrari, oggi ha purtroppo perso quasi tutto il suo fascino originario, figlio di un’epoca in cui i circuiti si ricavavano dalle strade esistenti, non sbancando come si fa oggi con i tanto odiati “tilkodromi“. L’autodromo Dino ed Enzo Ferrari perse la F1 dal 2007, il motomondiale dal 2000 mentre continua ad ospitare il FIA WTCC ed il mondiale Superbike, oltre ad eventi musicali di alto livello. Il circuito di Imola nacque per la volontà di alcuni appassionati nel secondo dopoguerra che pensarono di realizzare un circuito permanente, l’unico all’epoca era quello di Monza, raccordando alcune strade sull’altra riva del fiume Santerno. Il Drake fu sempre presente nelle diverse tappe che portarono l’autodromo ad ospitare la massima serie, il primo a vincere, una gara non valida per il mondiale, fu lo scozzese Jim Clark, mentre la prima gara valida per il campionato di F1 venne disputata nel 1980, e vi si registrò ad esempio, il botto di Gilles Villeneuve sul muretto della curva che porta ancora il suo nome. Enzo riteneva Imola il circuito ideale per gli sviluppi sulle auto, per la presenza di curve uniche, sia lente che ad alta velocità, oggi quasi tutte scomparse a causa dei pesanti interventi che la pista subì in seguito al terrificante week end del primo maggio 1994. Dopo il via si andava praticamente a tutto gas fino alla Tosa, il Tamburello, dove Ayrton Senna perse la vita ma che in passato fece vedere i sorci verdi anche a Nelson Piquet e a Gerhard Berger era un curvone a sinistra da affrontare in pieno a quasi 300 km/h, mentre la Villeneuve, dove perse la vita Roland Ratzenberger, era una piega a destra da quinta marcia che portava poi al tornante della Tosa, luogo di epici duelli oggi definito uno svincolo da tangenziale.

Oggi Tamburello e Villeneuve sono due cambi di direzione che rallentano sì le vetture ma non in maniera così violenta da permettere sorpassi in staccata; ha mantenuto il suo fascino invece la Piratella, curva cieca da affrontare a memoria con punto di corda proprio nello scollinamento, così non é stato per le “Acque Minerali“, anch’essa assai caratteristica ma sacrificata in nome della sicurezza, al pari della Rivazza, disegno modificato per renderla più lenta. Tornando verso l’arrivo vi era non poi i due cambi di direzione della variante bassa, ridotti a uno dopo l’incidente di Rubens Barrichello sempre nel 1994. Un autodromo in cui si svolsero duelli epici, tipo quello fratricida tra Gilles Villeneuve e Didier Pironi nel 1982, tragedie come quelle del 1994 che ne hanno stravolto il disegno e quindi anche le gare, e ridotto quindi il “piccolo Nürburgring” ad un toboga in cui sorpassare è possibile solo ai box. Certo, la vittoria di Michael Schumacher nel 2000 fu storica, ma gare così si vedono forse solo una volta nella vita. Chissà che con i nuovi interventi edili, rallentati dai classici problemi societari, non possano permettere un domani un ritorno della F1 sul circuito del Santerno; Monza, unico tempio della velocità rimasto sembra intoccabile, perché non pensare magari ad un Gp d’Europa con sede itinerante nei vari circuiti attualmente fuori dal Circus come Donington, Estoril, Jerez, Magny Cours, Brands Hatch? Un primo significativo passo per rivitalizzare una categoria che sta vivendo una grave crisi.

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