Corsica – Digiuno degli Indipendentisti

di Andrìa Pili.

Il 22 aprile scorso, quindici militanti della Ghjuventù Indipendentista hanno occupato il “nido d’aquila” della cittadella di Corte – capitale storica della Corsica – e da allora sono in sciopero della fame.

corsi

Questa azione di lotta pacifica è soltanto il culmine di due anni di mobilitazione popolare e di avanzamenti istituzionali, contrastati dallo Stato francese. I giovani indipendentisti, infatti, chiedono l’applicazione di tre provvedimenti approvati a maggioranza dall’Assemblea della Collettività Territoriale Corsa: statuto di residenza, statuto fiscale e coufficialità della lingua corsa. Il primo prevede che, per acquistare una seconda casa nell’isola, si debba dimostrare di aver risieduto in Corsica continuativamente per almeno 5 anni; il secondo riguarda innanzitutto il ripristino degli “arretés Miot”- aboliti dal Consiglio Costituzionale francese nel 2012 – che, riconoscendo le particolari condizioni de “l’isola di Bellezza”, consentivano un regime fiscale derogatorio privo delle tasse di successione. Tutte e due le richieste sono volte a tutelare il popolo corso dalla speculazione immobiliare e dall’espropriazione: troppe seconde case in mano a cittadini non residenti e, inoltre, visto il reddito più alto dei cittadini della penisola, questi potrebbero facilmente appropriarsi delle case dei corsi incapaci di far fronte a tale tributo. Infine, la coufficialità della lingua riguarda il riconoscimento del corso come lingua ufficiale, insieme al francese.

Quelli che per tutti sono dei diritti democratici della nazione corsa, per lo Stato francese – e per la cultura centralista “giacobina” trasversale, in genere – sono degli inaccettabili privilegi ed un attentato all’unità della République. Un’altra richiesta dei giovani indipendentisti è la liberazione dei prigionieri politici. La Francia, infatti, si rifiuta di concedere l’amnistia nonostante il Fronte di Liberazione Nazionale Corso abbia deposto le armi un anno fa, riconoscendo gli avanzamenti politici democratici portati avanti dai nazionalisti.

L’azione della GI punta anche a far comprendere ai corsi la gravità della propria condizione, suscitare la sensibilità riguardo la violazione della democrazia ai loro danni. Lo Stato centrale oltre ad opporsi da sempre ai diritti delle proprie nazionalità interne, da quando l’organizzazione giovanile è rinata, nel 2012, ha cercato di reprimerla con arresti, processi, detenzioni. La loro persistenza nella lotta è segno di una radicalizzazione della gioventù corsa, della propria convinzione di poter cambiare lo stato di cose presente al di là di leggi che si vorrebbero immutabili. Ma queste, al contrario, riflettono solo i rapporti di forza presenti nella società: una forte mobilitazione popolare può vincere la violenza dell’autorità francese.

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