Colpo di Stato CIA – Australia 1975

di Enrico Bulleri

Non solo il Cile, il Nicaragua e l’Ucraina, anche l’Australia fu oggetto di particolari azioni da parte della CIA

CIA

Il Colpo di Stato CIA più dimenticato: Australia 1975. Si è sempre tanto parlato e relativamente saputo del ruolo della CIA e del Dipartimento di Stato americano in vari colpi di stato che si sono succeduti nel mondo dall’inizio della Guerra Fredda in poi, colpi di stato spesso cruenti e con grande spargimento di sangue, hanno piegato democrazie e governi comunque democraticamente eletti. Ricorderò qui un esempio tra i più dimenticati per tutti coloro che possano essere rimasti sorpresi, dai recenti esempi di colpi di stato parafascisti e che hanno comunque coinvolto l’avvallo degli Stati Uniti, come l’ultimo in Ucraina nel 2014, o quello monetaristico e bancario ancor più recente, avvenuto in Grecia. Nessuno può salvarsi e non rimanere da solo, dinnanzi alla protervia dei dominatori. L’esempio del Nicaragua nel 1980 sta tutto lì a dimostrarlo. Un vero paese del terzo mondo, dai piu’ bassi indici di sviluppo e benessere economico, e con un numero di abitanti inferiore a quello delle nostre Marche, fu dichiarato da Washington una sorta di “minaccia alla sicurezza nazionale”, e con la scusa dell’arrivo del riformista Governo sandinista, la lezione impartita fu quantomai semplice e nettamente in linea con quella appena data alla Grecia: se un piccolo e debole paese si può permettere il tentativo di liberarsi dal giogo, quanti e quali altri seguendone l’esempio avrebbero potuto rialzare così la testa? Questo domino o “risiko” che dir si voglia non offre alcuna vera garanzia di “immunità”, persino ad uno dei più fedeli “alleati” degli Stati Uniti. E’ per questo che voglio parlare del colpo di stato più dimenticato tra quelli appoggiati da Washington: Quello avvenuto in Australia l’11 novembre 1975. L’Australia è sempre stata la più deferente e “vassalla” alleata degli americani, al suo confronto persino la Gran Bretagna ha spesso fatto di testa sua, come dimostrato dal conflitto con gli argentini per le Isole Falkland nel 1982. Tanto per fare un esempio, durante l’invasione degli Stati Uniti in Vietnam, gli unici due paesi che vi presero assieme agli Usa parte dopo avere chiesto loro stessi di intervenire nel conflitto e non soltanto per evidenti interessi geopolitici nell’area, sono stati l’Australia e la Nuova Zelanda, attraverso l’ANZACS , le loro forze armate unificate per le missioni estere. In quell’occasione un funzionario del Governo di Canberra (la capitale australiana) in maniera inusitata fece delle rimostranze a Washington, in quanto la Gran Bretagna pareva al solito sapere molto meglio e di più degli obiettivi americani in quel conflitto che gli stessi alleati degli antipodi. La risposta di Washington fu essenziale e illuminante: “Dobbiamo tenere gli inglesi informati per tenerli buoni. Voi siete con noi qualunque cosa accada”. Il vento cambiò bruscamente così come l’aleggiante stato di cose di complicità nell’anno 1972, quando venne eletto il governo laburista e ultrariformista di Gough Whitlam, scomparso lo scorso 21 ottobre a 98 anni, Whitlam, che da sempre era stato un indipendente nell’ambito delle file socialdemocratiche e dello stesso Partito Laburista Australiano, era un uomo politico per una volta di ferrei e determinati principi, di orgoglio nazionale, oltre che corretto, e dalla straordinaria immaginazione e inventiva politica. Egli era nella scomoda posizione per la quale poteva pensare che una potenza straniera, una superpotenza, non avrebbe dovuto avere il controllo di praticamente tutte le risorse del suo paese, oltre che dettargli le sue politiche economiche, le posizioni e l’agire nella sua politica estera. Vi ricorda qualcosa?

NSA-CIA-Edward-Snowden

Whitlam fece della propria politica quindi una battaglia e un’azione per rientrare in possesso della propria sovranità nazionale, a casa propria. Whitlam, anche se fino ad allora non considerato proprio di sinistra, si ritrovò a compiere delle azioni e una politica che come la Storia spesso insegna, chi era nominalmente “di sinistra” non si è mai precedentemente sognato neppure lontanamente di realizzare. Semplicemente volendo essere una Nazione indipendente, sia da Londra che da Washington. Proprio il giorno successivo alla sua elezione, Whitlam annunciava che i membri facenti parte del suo esecutivo non avrebbero più dovuto essere “preventivamente approvati e molestati” dall’organizzazione australiana per la sicurezza, ASIO, quarant’anni fa come adesso, soggetto che dipende dai servizi segreti della CIA e dell MI6, cioè Gran Bretagna e Stati Uniti. Il vero atto dirompente fu quando alcuni ministri del governo condannarono pubblicamente l’amministrazione Nixon- Kissinger come “corrotta e barbara”. Frank Snepp, in quegli anni ufficiale della CIA stanziato a Saigon, ebbe a dire: “Ci è stato detto che gli australiani dovrebbero essere considerati a tutti gli effetti come collaboratori del Vietnam del Nord.” Whitlam volle poi finalmente sapere quello che nessuno dei suoi predecessori avrebbe mai osato chiedere, ovvero se la CIA aveva dislocato una base per lo spionaggio a Pine Gap nei pressi di Alice Springs, la quale avrebbe dovuto essere una centrale controllata congiuntamente dall’Australia e dagli Stati Uniti. Pine Gap è invece, come recentemente ci hanno potuto svelare i file dell’eroico informatore Edward Snowden, un orecchio e un aspiratutto enormi, la quale permette lo spionaggio di chiunque da parte degli Stati Uniti. Negli anni settanta, la popolazione australiana nella sua maggioranza non poteva capire quanto questa enclave militare americana ponesse l’Australia decisamente in prima linea nel caso di una possibile guerra nucleare con l’Unione Sovietica. Illuminante, del rischio personale che Whitlam consapevolmente stava correndo, è come in altre occasioni passate di altri personaggi politici che hanno perseguito una politica di scompaginazione degli assetti geopolitici consolidati quali Aldo Moro, un verbale di una sua conversazione con l’allora ambasciatore degli Stati Uniti: “Provate a fotterci o buttarci fuori”, lo avvertiva “[e Pine Gap] diventerà una questione controversa”. Victor Marchetti, l’agente della CIA il quale partecipò alla fondazione del centro di Pine Gap, rilasciò più tardi questa dichiarazione in una intervista fattagli dal giornalista investigativo John Pilger: “Questa minaccia di chiudere Pine Gap aveva assestato un colpo apoplettico alla Casa Bianca. Le conseguenze erano inevitabili… una sorta di Cile era stato messo in moto”. La CIA come ben si sa aveva da poco aiutato e appoggiato, programmato il Golpe che avrebbe schiacciato nel sangue attraverso il Generale Augusto Pinochet, il governo democratico di un altro riformatore, Salvador Allende, in Cile. Nel successivo 1974, la Casa Bianca inviava come nuovo ambasciatore a Canberra, Marshall Green. Green era un uomo il quale ben rappresentava tutta l’arroganza e biechitudine attraverso il suo lungo servizio nel Dipartimento di Stato, già al lavoro nella zona cosìddetta “grigia” del “livello profondo del governo” statunitense. Tanto da essere soprannominato “Signor golpe”, avendo interpretato un ruolo da protagonista nel colpo di stato indonesiano contro il Presidente Sukarno nel 1965, al costo di quasi un milione di vittime. Uno dei primi discorsi di Green da ambasciatore in Australia egli lo pronunciò non a caso all’Unione industriale australiana, e fortunatamente arrivò fino a noi grazie ad uno dei membri del pubblico che allarmato, lo descrisse come “un incitamento agli imprenditori del Paese a sollevarsi contro il governo”. Intanto, i messaggi che top secret venivano inoltrati da Pine Gap erano decodificati in California da una ditta che aveva ricevuto l’appalto dalla CIA, si chiamava TRW. Uno degli addetti alla decodifica dall’azienda era un giovane idealista, Christopher Boyce. Il quale rimase profondamente turbato dall’”inganno e il tradimento di un alleato”, che ne rivelò pubblicamente i contenuti apertamente illeciti. Inoltre, Boyce fece trapelare l’informazione che la CIA aveva anche provveduto ad infiltrare i più alti livelli della politica e dei sindacati australiani, tanto che il Governatore Generale dell’Australia, Sir John Kerr, veniva affibbiato come “il nostro uomo”. Kerr, scomparso nel 1991 fra le generale riprovazione dei suoi connazionali più progressisti, usava vestire spesso con il cilindro nero nel suo tight ricoperto di medaglie dell’Impero, Kerr era infatti si può dire l’incarnazione stessa dell’imperium. Kerr era all’apparenza un vero e proprio viceré australiano della Regina d’Inghilterra in un paese che ancora oggi ma negli anni settanta molto di più, la riconosceva come capo di stato. Le sue funzioni erano soprattutto cerimoniali, ma purtroppo Whitlam – che lo aveva nominato – non era a conoscenza o scelse di ignorare la lunga e proficua serie di legami che Kerr gestiva con i servizi segreti anglo-americani.

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Il Governatore Generale era anche un membro entusiasta dell’Associazione Australiana per la Libertà Culturale, che così come descritta da Jonathan Kwinty del Wall Street Journal nel suo libro, “The Crimes of Patriots” [“I crimini dei patrioti”], è “un gruppo elitario, al quale si accedeva solo su cooptazione… successivamente rivelatosi nel Congresso come fondato, finanziato e generalmente gestito dalla CIA”. La CIA [sempre secondo Kwinty] “pagava i viaggi di Kerr, costruì il suo prestigio… Kerr batteva continuamente cassa alla CIA”. Fu nel corso dell’anno 1975, che Whitlam ebbe la scoperta che il servizio segreto britannico, l’MI6, da lungo tempo stava tramando contro il suo Governo. “Gli inglesi decodificavano veramente i messaggi segreti che arrivavano nel mio ufficio degli affari esteri”, avrebbe detto successivamente. Uno dei suoi ministri, Clyde Cameron, confidò sempre a Pilger: “Sapevamo che l’MI6, per conto degli statunitensi, aveva messo microspie per ascoltare le nostre riunioni di gabinetto”. Nel 1980, il giornalista investigativo statunitense Joseph Trento ebbe a ottenere le interviste di alcuni dirigenti della CIA i quali rivelarono che “La questione Whitlam” fu oggetto di discussione, e “con urgenza” sia dall’allora direttore della CIA, William Colby, che dal capo dell’MI6, Sir Maurice Oldfield, e venne decisa congiuntamente “una soluzione”. Un vice direttore della CIA dichiarò a Trento: “Kerr ha fatto ciò che gli era stato detto di fare”. Sempre in quel 1975, Whitlam venne messo al corrente dell’esistenza di una lista top secret di agenti operativi della CIA in Australia, la quale era in mano al capo Permanente del Dipartimento della Difesa australiano, Sir Arthur Tange: un mandarino convintamente e radicatamente conservatore, e dal potere territoriale senza precedenti a Canberra. Whitlam pretese di vedere la lista e dentro vi trovò anche il nome di Richard Stallings il quale, sotto copertura, aveva proceduto alla fondazione di Pine Gap come installazione e provocazione della CIA. Giunto a quel punto e a quel livello, Whitlam aveva trovato la prova che cercava e di cui aveva bisogno. Il 10 novembre 1975 venne portato a vedere a Whitlam un telex segreto inviato dall’ASIO di Washington. L’autore di questo famoso telex fu poi identificato in Theodore Shackley, Direttore della Sezione Asia Orientale della CIA e una delle figure più famigerate che l’Agenzia possa mai avere prodotto. Shackley fu già capo delle operazioni della CIA con base a Miami per i famosi tentativi, operazioni mirate all’assassinio di Fidel Castro, e Capo di Stazione in Laos e Vietnam. Poco tempo prima si era anch’egli applicato sulla soluzione del “problema Allende”. Il messaggio di Shackley fu letto a Whitlam. Incredibilmente, sempre secondo questo messaggio, “il Primo Ministro australiano risultava un rischio per la sicurezza del suo proprio paese”. Proprio il giorno prima, Kerr era stato a visitare la sede della Defence Signals Directorate [la Direzione dei Segnali per la Difesa], una sorte di NSA [National Security Agency] australiana i cui legami con Washington erano, e rimangono strettamente vincolanti. Kerr venne lì informato sulla più grande e grave “crisi di sicurezza” mai avvenuta nel sistema costituzionale australiano. Kerr richiese una linea telefonica sicura e attaccato a questa vi trascorse i successivi 20 minuti in una conversazione a voce sommessa. L’11 novembre 1975, il giorno nel quale Whitlam si sarebbe recato doverosamente a informare il Parlamento sulla insidiosa e segreta presenza costante della CIA in Australia, fu convocato da Kerr. Avocando a sé antichi e mai da nessuno precedentemente utilizzati -se non in un caso strumentalizzato per questo, nel New South Wales del 1932 tra Governatore e Primo Ministro- “poteri eccezionali” vicereali, Kerr sollevò il primo ministro democraticamente eletto. Il problema fu così risolto.

EB

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