Bianca – Ricordando Remo Remotti

di Enrico Bulleri.

Dedicato a Remo Remotti, (Roma, 16 novembre 1924 – Roma, 21 giugno 2015), poeta, attore e umorista, nonché pittore, scrittore, scultore, cantante e drammaturgo.

biancaQuesta settimana, ascoltando in un letto d’ospedale “Alleluja” di Leonard Cohen messo dalla figlia, è morto anche Remo Remotti, di anni 90. Non era forse possibile ricordare la sua inimitabile figura e il suo personaggio unico persino per la città di Roma, che scrivendo ancora dopo tanti anni di “Bianca” diretto da Nanni Moretti nel 1984. Forse il più bello e commovente film italiano su un tema doloroso e tabù come la solitudine, e nel quale Remotti, dopo già essere apparso nel precedente film di Moretti “Sogni d’Oro” (1981)nella parte nientemeno che di Sigmund Freud.

Bianca” è genericamente catalogabile quale “commedia”, ma è invece un film che morde e il cui morso affonda nelle carni fino a fare male, per poi lasciare un imperituro segno. Nanni Moretti impersona una nuova incarnazione del suo personaggio alter-ego Michele Apicella, dopo quella autobiografica da regista del precedente “Sogni d’Oro”. L’insegnante nuovo arrivato in una scuola romana radicale della periferia di Roma, chiamata “Scuola Marilyn Monroe”, laddove c’è un bar, ma anche un flipper, una pista elettrica per le automobiline, e un jukebox in ogni classe! La disciplina non è vista di buon occhio e lo psicologo non è tanto per gli studenti che sono tutti studiosissimi e irreprensibili, ma anche per gli insegnanti. Michele diventa il sospetto di una serie di omicidi (non una tentazione rara per gli insegnanti) comprendenti due coppie di sua conoscenza, e visualizza l’ossessione della sua solitudine, una invincibile insidia, mappando la vita degli altri, i vicini di casa del suo nuovo appartamento, o i pochi amici, descrivendo in veri e propri minuziosi dossier riguardanti coloro i rispecchiamenti delle proprie, ossessioni e manie. Bianca(Laura Morante nel suo ruolo forse migliore) è il nome della ragazza che egli insegue, come ovvio inutilmente. Il bellissimo finale del film, che a trent’anni di distanza non andrebbe rovinato con nessuna descrizione, venne all’epoca considerato troppo severo rispetto a quel che era stato il registro del film fino a quel momento, ma è in realtà un finale lancinante, diabolicamente stoico e di sottile intelligenza al tempo stesso, messo in scena da parte di Moretti che appena l’anno dopo si supererà analogamente con “La Messa è finita”.

Credo infatti che il miglior film di Moretti sia appunto“La messa è finita”; ma “Bianca” rimane una pietra miliare del cinema italiano degli anni ’80. Raffigura un decennio magistralmente, e in particolar modo proprio un anno cruciale come il 1984 in modi precisi ed elegiaci che scaldano il cuore, oltre a contenere alcune delle più leggendarie sequenze del cinema di Moretti: la grande Nutella nell’enorme contenitore di vetro, la partita di calcio quando l’obiettivo rientra nel tiro da parte di Michele, il monologo finale sulle scarpe, sulle andature delle persone e ovviamente come da ossessione, in particolare delle donne, oltre che con grande amarezza inusitata per il cinema italiano di quel periodo, le splendide riflessioni sull’amicizia e la vita di coppia. Michele Apicella è d’altronde un insegnante di matematica, come molti, preciso e perfezionista alla paranoia. Un moralista ossessivo che si ritrova a dover insegnare in una scuola talmente post-moderna che le foto del Presidente della Repubblica sono state sostituite da quelle di Dino Zoff, le lezioni dei professori si tengono su Gino Paoli, e da essere come detto surrealmente intitolata a Marilyn Monroe. La natura di Michele è inquietante, ma più per dolorosa necessità e ineludibile autodifesa che per altro: moralista ossessivo, sessuo -fobico, che spia la vita privata dei suoi conoscenti e registra ogni nuovo sviluppo delle coppie di sua conoscenza. Può essere davvero inquietante certo per la sua esagerata ossessione, ma solamente fino a che, purtroppo, si innamora inevitabilmente della nuova insegnante di francese, l’incantevole Morante del 1984 ,che presta il volto e il corpo a Bianca, non riuscendo come sempre accade alle persone più nevrotiche e sensibili, a iniziare una relazione seria. L’epilogo sarà tragico.

remo remotti freud

Vidi per la prima volta “Bianca” al cinema nel febbraio del 1984. Ricordo ancora l’effetto stupefacente che produsse in me bambino, soprattutto per merito di personaggi strani, surreali e dadaisti come quelli di Remo Remotti, Siro Siri grande figura grottesca creata da Remotti, Mario Monaci Toschi, Edo il segretario della scuola, Luigi Moretti padre di Nanni, come lo psicologo, Giovanni Buttafava immancabile nei panni irresistibili del professore perennemente contestato, Giorgio Viterbo quale Professore di Storia, il sempre bravo Dario Cantarelli come colorito preside, uno splendido Roberto Vezzosi nei panni del commissario, Claudio Bigagli come Ignazio, e Vincenzo Salemme come Massimiliano. Oltre al selvaggio finale che naturalmente all’epoca non fui in grado di interpretare, rispetto soprattutto a ciò che era accaduto in tutto il film, né ero in grado di afferrare il modo visivo molto efficace da parte di Moretti, del giocare sui contrasti di tutto: i nomi – Bianca, ma dai capelli neri, per poi passare all’abbigliamento e ai mobili – tutto o bianco avorio o nero come la pece, e certo, anche per la famosa e da me già citata gigantesca – vasca di vetro contenente decine di chili di scura Nutella, che anch’essa appare in un ambiente circostante tutto bianco..
La presa di posizione morale sugli omicidi in corso sull’eventuale sfondo non lascia alcun dubbio sull’unica scelta che rimane possibile per alcuni sventurati individui molto soli, tra le tenebre e la luce, il bene o il male, e con dialoghi su di essi – da quello che mi ricordo – per lo più inesistenti – se non discussioni che si sentono provenire dalla televisione e dalla radio, con ospiti e inquirenti intervistati, che parlano di essi.
La simbologia più che in ogni altro film di Moretti, è qui molto importante, e in ognuno di questi simboli vi è un significato di quel che qualcuno a fatto a qualcun altro, in un contesto sociale e affettivo nel quale le persone si usano solamente e soventemente sanno soltanto ferirsi e farsi del male. A quel tempo fortunatamente non c’era internet, quindi non era ancora facile come adesso, compiere una simbologia celante un’analisi del genere.
Riscrivendone dopo così tanti anni mi è venuta voglia di rivedere questo film, e guardando indietro credo che sia stato molto più avanti del suo tempo nella sua espressività visiva e nelle commistioni inquietanti e nere, pessimistiche, in una trama che inizia da commedia.

“Bianca” è infatti quasi completamente dedicato ad un profondo studio del personaggio del protagonista Michele Apicella, approfondito come soltanto ne “La Messa è finita” con l’altro alter-ego di Don Michele: un uomo apparentemente strano nel suo nutrirsi dalle relazioni delle altre persone, che a causa della sua inabilità sociale, non può essere minimamente in grado di trovare la felicità per se stesso, ma non più per scelta, perché, come dice lui stesso, da vero idealista e tardo romantico quale è crede nella pura felicità della coppia, una felicità così completa che non c’è neanche la minima possibilità che potrebbe rivolgersi in infelicità. Preferisce il suo stato di infelicità piuttosto che una felicità temporanea che lo porterà inevitabilmente a una forte depressione, circondato come è da coppie che sanno soltanto litigare, non si comprendono, non si sanno accettare né perdonare, si perdono, si lasciano. Quando hanno invece già tutto quello che a lui è sempre stato negato, perseguitato senza possibile sollievo come è perennemente fin dalla giovinezza dalla solitudine e dall’isolamento, ovvero la compagnia di un sentimento, un legame, sessuo-affettivo, e non sono invece minimamente grado di riconoscerlo e dargli tutto quell’immenso valore e importanza che ha, e che meriterebbe. L’esistenza e le giornate sono per lui solamente in bianco e nero. Tuttavia, questo personaggio che potrebbe apparire eccessivo e grottesco solamente a chi non conosca la solitudine, è talmente ben sviluppato da Moretti regista e attore che risulta semplicemente credibile e sempre simpatico, anche con le sue manie esaltate, il disagio, e il comportamento quasi perennemente sopra le righe, compiendo il miracolo di rendere anche lo spettatore più banale e dalla vita felice, estremamente empatico con il suo personaggio.

Nonostante questo fortissimo focus sul personaggio da parte di Moretti, l’intero gruppo di attori è come esaltante: il preside variopinto della scuola, il giovane maestro di musica appassionato di storia, il vecchio vicino di casa, il terapeuta insegnante, e la troppo bella Bianca, hanno la loro rilevanza e il loro spazio in tutto il film, la giusta quantità di presenza e tempo, tanto da non essere intrusivi rispetto al personaggio del protagonista così dominante. Parlando della sceneggiatura di Moretti col fido Sandro Petraglia, o forse, delle molte modifiche a cui fu soggetta, alcune scene in effetti si percepiscono un po’ scollegate tra loro: da un lato, dando più forte l’impressione di realismo, imprevedibilità e casualità nella sequenza degli eventi, come la vita reale tende ad essere, ma d’altra parte, non conferiscono molto logica al fluire del film. E questo è un film sobriamente scritto e sobriamente diretto, il che significa, che ci dovrebbe forse essere (unico piccolo appunto che mi sento di potere muovere al film), maggiore razionalità scolpita negli avvenimenti, non importando quale sia l’effetto finale che si vorrebbe produrre.

“Bianca” è un film divertente, di sicuro, ma ha anche molto amaro e dai profondi momenti di malinconia, padroneggiati con soluzioni creative magistrali- di uno in particolare parlerò in fondo a questa mia. Lo sviluppo del personaggio di Michele Apicella, non importa quanto sia grottesco il protagonista è eccellente, ed è forse la grazia salvifica di quello che avrebbe potuto essere un film mediocre indeciso tra l’essere una commedia leggera e addirittura una sorta di cupo noir esistenziale. Grazie a lui, i due approcci si incontrano assieme felicemente, condividendo fino al ricongiungimento nel memorabile finale, due spazi distinti sullo schermo.

Come Michele Apicella ci ha insegnato magistralmente seguendolo in questo film, la chiarezza di mente può essere necessaria come il respiro, e il rigore sentito come l’unico modo accettabile di attraversare la vita. Ma sarà allora una vita molto difficile.

Come accennato, per chiudere voglio omaggiare un momento geniale sulla solitudine e l’impossibilta’ di uscirne, presente nel film. Coadiuvato dal grande Remo Remotti a cui è stata dedicata tutta questa recensione e testimomianza, e da “Scalo a Grado” di Battiato. Dedicata anche e soprattutto a chiunque stia vivendo esattamente questo, in un inizio estate gia’ madido e acre annunzio di ennesima stagione sconcia di solitudini e malattia. Non si puo’ che essere d’accordo con il commento su Youtube del postatore: almeno all’epoca, Moretti aveva in sè delle trovate anche geniali e per formularle così, evidentemente anche dettate da una sensibilita’ dovuta ad esperienze vissute e situazioni esperienziate anche da lui, di questo tipo.  Giustamente, se gli altri si abbracciano e si baciano, lui perché non dovrebbe abbracciarsi e baciarsi?! “Bianca” è qui un capolavoro assoluto. Capolavoro molto sottovalutato, secondo me. Forse io personalmente anche adoro il film perché mi ritrovo molto nella “forma mentis” del personaggio. Fissato coi dolciumi (barattolo gigante di Nutella e adorazione per la sacher torte) con le scarpe e le calzature in generale (la scena quando nello scantinato vede passare la gente e si vedono solo le scarpe, ma come detto in apertura non voglio “spoilerare” sul finale), e quel modo di ragionare razionale fino al paradosso (vede tutti che si baciano, c’è una ragazza sola ci va, fa esattamente come se andando al cinema od in un altro locale tutte le poltrone sono occupate tranne una mi ci siedo perché no?). Poi Apicella se uccide le coppie che litigavano è perché essendo solo pensava appunto, “già hanno il culo che sono accoppiati si permettono anche di litigare?”.

E sapete quante persone, quante volte hanno visto realmente accadere nelle loro vite la scena del cane con protagonista un giovane Daniele Luchetti? approcci squallidi, e comunque Michele Apicella nella scena della spiaggia mi fa una tenerezza pazzesca, lui che vede la ragazza sola sull’asciugamano in mezzo a tutti quelli che si baciano, è come se si vedesse nello specchio quindi ripensando agli approcci del parco messi in mostra da uno strepitoso e che già ci manca così tanto Remo Remotti, tenta un approccio anche lui, ma senza secondo fine con ingenuità, questa scena è fantastica. Viva il Moretti dell’anno 1984.

remotti moretti

Chicago International Film Festival 1984

Nominato
Golden Hugo
Migliore Opera
Nanni Moretti

 

David di Donatello 1984

Nominato
Al David
Miglior Attrice (Migliore Attrice Protagonista)
Laura Morante
Miglior Attore (Migliore attore Protagonista)
Nanni Moretti
Migliore sceneggiaturaNanni Moretti, Sandro Petraglia

 

Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani 1984

Nominato
Nastro d’Argento
Miglior Regista (Regista del Miglior Film)
Nanni Moretti

Scalo a Grado”
Scritta da Franco Battiato
Cantata da Franco Battiato

Dieci ragazze”

composta e cantata da Lucio Battisti

Il Cielo in una stanza”

composta e cantata da Gino Paoli

Insieme a te non ci sto più”

musica di Paolo Conte e Michele Virano

testo di Vito Pallavicini, cantata da Caterina Caselli

Il barattolo gigante di vetro venne davvero riempito di Nutella (diversi chili di essa!). Dopo che fu girata la scena, il cast e la troupe procedettero tempestivamente a svuotarlo.

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