The Revenant – Redivivo

di Enrico Bulleri.

The RevenantRedivivo è uno di quei film che per molti una volta finito, rende necessario uscire fuori all’aperto per respirare una boccata d’aria fresca, e cercare di risolvere la tensione accumulata con i propri nervi.

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Il regista è Alejandro G. Inarritu (già pluripremiato l’anno passato con “Birdman“), il quale ha questa volta realizzato un film brutale su uomini che affrontano e riescono a superare ogni sorta di disagio, anche entusiasmante per la sua capacità di trasportare lo spettatore in un altro luogo e in un altro tempo. Si tratta di un film violento e crudo che trova la bellezza nella bruttezza, e la bruttezza nella bellezza grazie anche alla splendida fotografia di Emile Luzbeki. Mette in difficoltà anche il solo pensare alle difficoltà cinematografiche che i realizzatori devono avere incontrato durante la lavorazione del film, nemmeno lontanamente paragonabili a molti altri film di simile ambientazione e tematica survivalistica. Ambientato nel 1823, il film è interpretato in una sorta di “one-man show” da Leonardo DiCaprio come Hugh Glass, un trapper impegnato in una spedizione con un gruppo di cacciatori di pellicce. E’ fin dall’inizio presenta una certa tensione tra Glass e uno degli altri membri del gruppo, il burbero John Fitzgerald (Tom Hardy). Questa tensione si intensifica e realizza pienamente quando Glass è brutalmente sbranato da un orso e lasciato per morto da Fitzgerald. Di fronte a un rigidissimo inverno gelato e a lesioni gravi, Glass si rialza lentamente e letteralmente strisciando per buona parte della sua strada attraverso un paesaggio che è a dire poco ostile.
Ogni pericolo e sofferenza, minaccia, martirio che Glass incontra è raffigurato con precisione, in modo che l’ampiezza della sua resistenza sia completamente sentita sulla pelle dello spettatore. Temperature da congelamento, animali pericolosi e nemici assassini sono tra le cose con cui dovere fare i conti. Per quando il film è finito, lo spettatore – come Glass – è esaurito. Nel modo migliore e piu’ emozionante possibile. Ogni nuovo evento offre uno sguardo elettrizzante al concetto stesso di sopravvivenza, mentre guardiamo questo uomo incredibilmente determinato il quale si spinge oltre quel che può essere ogni limite di un uomo normale. The Revenant è definito come la storia di “una persona che ritorna da una morte certa, -o soprattutto- presumibilmente dai morti stessi”. Tematicamente, questo concetto è fondamentale, nel film. In nessuna logica comune Glass potrebbe sopravvivere veramente a quel che subisce, soprattutto dopo l’attacco dell’orso che quasi lo ha ucciso, già all’inizio. Incastonata nella storia, questa è una sequenza di grande suggestione, che letteralmente lo vede tornare in vita dopo avere subito un martirio di gravissime lesioni e ferite, inoltre, egli deve sopravvivere abbastanza a lungo per poter compiere la sua vendetta contro Fitzgerald che gli ha ucciso il figlio, un ragazzo meticcio Pawnee.
Certamente, in Revenant sono presenti anche alcuni elementi soprannaturali, mai espressi direttamente, ma di cui sente il loro decisivo apporto nel conferire quella atmosfera inquietante che riesce ad affondare le radici, nella mente e nei sensi dello spettatore. Una volta che lo si inizia a guardare, è quasi impossibile evitare di posare il proprio sguardo su questo film. Sia quando si tratta dei disagi, le enormi sofferenze, patimenti e sacrifici, che Glass arriva a sopportare, – a cui Iñárritu dona un senso assoluto di credibilità, pure nella loro incredibile esposizione-, la già famosa sequenza dell’attacco dell’orso grizzly, per esempio, pur essendo dove inevitabile realizzata in CGI non lo sembra, ma anzi è talmente realistica che pare davvero Glass/Di Caprio si sbranato da un reale Grizzly.

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